- Il delinquente ghermì la povera vecchietta che era uscita dall'ufficio postale con la sua pensione.
- Il falco, come ogni giorno, volò in cerchio sul pollaio e, improvvisamente, scese in picchiata e ghermì la gallinella.
Non ancora verificati:- Dopo la giornata estenuante, il sonno ti ghermì non appena appoggiasti la testa sul cuscino.
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Arabella di Emilio De Marchi (1888): Nel primo tiretto trovò una sterminata quantità di calze, ripiegate, sciolte, irrigidite dal bucato, rattoppate, da rattoppare. Entrò colle due mani in quel caos di calze, smosse, palpò, ghermì quella che dette un tintinnio, la rovesciò sul marmo del mobile... Con un rumorio squillante di gioia cento o centocinquanta vecchie doppie di Genova, d'un bell'oro giallo, uscirono dal pedule e si schierarono in fila, irritando Tognino, che cercava la carta, che, stizzito, votò tutto quel giallo nel tiretto, chiuse respirando forte a denti stretti: aprì l'altro tiretto... Che gl'importava delle doppie e dei marenghi? per lui era più una questione di puntiglio.
Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro (1896): Appena partito il professore, Pasotti ghermì il libro, gli diede una curiosa occhiata, lo rimise a posto e si piantò in capo alla scala con la tabacchiera aperta in mano, frugando nel tabacco e sorridendo, tra l'ammirazione e la beatitudine, ai monti, al lago, al cielo. Il libro era un Giusti, stampato colla falsa data di Bruxelles, anzi di Brusselle e con il titolo «Poesie italiane tratte da una stampa a penna.» In un angolo del frontispizio si leggeva scritto per isghembo: «Mariano Fornic.» Non occorreva l'acume di Pasotti per indovinar subito in quel nome eteroclito l'anagramma di Franco Maironi.
Isotta di Cesare Cantù (1878): Ma che? lungi dal ricambiarle l'abbraccio, Isotta se ne sottrasse; i segni d'un contento imminente esacerbarono i rancori di essa; da prima quasi inorridita la respinse da sé; indi anelante la ghermì per un braccio: dall'occhio irrequieto di lei, dal labbro convulso, dal petto in sussulto, dal pallore che le si alternava col rossore sulla faccia, avvisavasi lo scompiglio suo interno, mentre sul viso della fanciulla scorgevi l'incertezza, l'ingenua paura di chi non sa che cosa temere. |