La coscienza di Zeno di Italo Svevo (1923): Mio padre non conosceva nulla di tutto ciò. Egli viveva perfettamente d'accordo sul modo come l'avevano fatto ed io devo ritenere ch'egli mai abbia compiuti degli sforzi per migliorarsi. Fumava il giorno intero e, dopo la morte di mamma, quando non dormiva, anche di notte. Beveva anche discretamente; da gentleman, di sera, a cena, tanto da essere sicuro di trovare il sonno pronto non appena posata la testa sul guanciale. Ma secondo lui, il fumo e l'alcool erano dei buoni medicinali.
La Storia di Elsa Morante (1974): Non aveva voglia di vino; ché anzi l'alcool, chimicamente, non combinava troppo bene con certi suoi stati di gala. Se si era indotto a bere un poco, lo aveva fatto solo per darsi un contegno, ossia per giustificare, così, la sua presenza di cliente, e non di intruso. Ora, col vino, gli si era attaccata la medesima irrequietudine di quando, entrati in una balera, si ha smania di ballare; senonché il ballo non si accordava con la greve stanchezza delle gambe, che pure gli era sopravvenuta nel tempo stesso. E questa poi non era una balera… Era un posto… qualsiasi… del mondo… Appunto! Appunto! Un qualsiasi posto del mondo!
Memorie di un cuoco d'astronave di Massimo Mongai (1997): Passammo insieme un paio di gradevolissimi giorni, anzi devo dire che, grazie alla capacità degli Oocch-aellee di sopportare bene l'alcool e di trovarlo di loro gradimento, ci ubriacammo insieme e cementammo con il whisky la mia prima amicizia con un Alieno. Poi Mario partì per le sue battute di caccia. |