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Informazioni utili online sulla parola italiana «apoteosi», il significato, curiosità, sillabazione, anagrammi, definizioni da cruciverba, frasi di esempio, definizioni storiche, rime, dizionario inverso. Cosa vuol dire.


Apoteosi

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La parola apoteosi è formata da otto lettere, cinque vocali e tre consonanti.
Divisione in sillabe: a-po-te-ò-si. È un pentasillabo piano (accento sulla penultima sillaba).
Anagrammi
apoteosi si può ottenere combinando le lettere di: oso + [ipate, pietà]; poso + atei; [posto, topos] + aie; [pio, poi] + osate; osé + [optai, patio, piota, ...]; [oste, teso] + paio; [epo, poe] + [astio, osati, ostia, ...]; [peto, poté] + [iosa, oasi, osai, ...]; [epos, peso, pose] + [iato, iota]; pie + osato; [osei, soie] + [opta, pota]; [esito, ostie] + poa; [piote, poeti, potei] + osa; [espio, poise] + tao.
Componendo le lettere di apoteosi con quelle di un'altra parola si ottiene: +dir = depositario; +mie = ematopoiesi; +cap = epatoscopia; +rna = nosoterapia; +mat = omeopatista; +cri = operaistico; +tac = osteopatica; +toc = osteopatico; +[duri, rudi] = audioprotesi; +nord = depositarono; +cren = enteroscopia; +sten = epatotossine; +mimi = impietosiamo; +chic = sociopatiche; +[acri, cari] = socioterapia; +[ceri, crei] = socioterapie; +togli = istopatologie; +[cremo, crome] = meteoroscopia; +[corto, torco, troco] = osteoporotica; +ronzi = posizionatore; +visir = sieropositiva; +cerri = sieroterapico; ...
Vedi anche: Anagrammi per apoteosi
Scarti
Scarti di lettere con resto non consecutivo: ateo, atei, potei, poto, poti, posi, ptosi, pesi, tesi, tosi.
Parole contenute in "apoteosi"
osi, poté. Contenute all'inverso: top.
Lucchetti
Scartando le parti in comune (in coda e poi in capo), "apoteosi" si può ottenere dalle seguenti coppie: apotemi/miosi.
Lucchetti Alterni
Usando "apoteosi" (*) si possono ottenere i seguenti risultati: * miosi = apotemi.
Intarsi e sciarade alterne
"apoteosi" si può ottenere intrecciando le lettere delle seguenti coppie di parole: ateo/posi.
Definizioni da Cruciverba
Frasi con "apoteosi"
»» Vedi anche la pagina frasi con apoteosi per una lista di esempi.
Esempi d'uso
  • Durante gli anni Trenta ci fu l'apoteosi del fascismo che si espresse anche con tante opere monumentali e razionali.
  • Feci una fotografia ad un tramonto sul mare che era una vera apoteosi di colori.
  • L'incontro tra il papa Francesco ed il presidente Napolitano è stata una vera apoteosi di due grandi saggi.
Definizioni da Dizionari Storici
Dizionario dei sinonimi - Zecchini del 1860
Deificare, Divinizzare, Far l’apoteosi - Quando d'un sovrano, d'un erore s'era fatta l'apoteosi, era contato fra i divi; era una cerimonia e nulla più; i successori, vivi, facevano ben presto dimenticare il divo morto, e gli adulatori di quelli spezzavano sovente le statue di questo. Deificare è avere per Dio, credere, venerare, adorare siccome Dio; il politeismo antico, quasi un panteismo frantumato, deificava la natura dettagliatamente sotto varii miti, ridicoli i più, osceni alcuni e spregevoli. Divinizzare è dare, apporre ad alcuno qualche proprietà più che umana, quasi divina: un'adulazione infame ha divinizzato i più crudeli tiranni meglio degni delle gemonie; la riconoscenza, l'ammirazione de' popoli divinizza quegli uomini che un genio sublime fece benefattori o glorie dell'umanità. [immagine]
Dizionario delle invenzioni, origini e scoperte del 1850
Apoteosi - Cerimonia mediante la quale gli antichi ponevano gli imperatori, le imperatrici ec. nell numero degli Dei. La prima che si conosca è quella di Osiride, a cui in breve succedè l'altra di Belo. Tutte le divinità dei Greci, Saturno, Giove, tutti gli altri principi della famiglia dei Titani, sono molto più moderni. Zenofonte attesta che Ciro fu il primo fra gli uomini il quale in vita fosse adorato come un nume. [immagine]
Dizionario compendiato di antichità del 1821/1822
Apoteosi - Era questa una cerimonia, colla quale gli antichi Romani mettevano nel numero degli Dei del Paese (Indigenes) coloro, che credevano esser degni di tale onore, o piuttosto quelli, che una vile adulazione voleva inalzar fino a questo punto. Ecco quanto praticavasi più comunemente.

Da principio si ordinava un lutto universale accompagnato da alcune cerimonie particolari.

Si faceva dipoi aria Immagine di cera, che rappresentava colui, ch'era il soggetto dell'Apoteosi, e si poneva sull'ingresso del Palazzo sopra un letto d'avorio, di cui la coperta era di drappo d'oro. A sinistra stavano seduti i Senatori in corpo con vesti nere, ed a diritta le Dame in abiti bianchi, semplici, senza gioje, nè alcun altro ornamento. La funzione durava sette giorni; ed in questo tempo i medici si portavano presso l'Immagine, e come se quello, rappresentato fosse tuttora in vita, dichiaravano che il di lui male aumentava, e che non avevano più speranza. Gli astanti gittavano de' sospiri, che raddoppiavano a misura che veniva loro detto che il pericolo s'accresceva. Finalmente i medici dichiaravano che era morto; ed allora i più giovani de' Senatori e dei Cavalieri Romani trasportavano il Letto sulle spalle, e traversando la via detta Via Sacra, lo collocavano nell'antico Forum, ove i Magistrati erano soliti di dimettersi dalle loro funzioni, spirato che n'era il termine. Nelle due parti laterali della piazza vi erano due palchi, di cui uno conteneva de' giovinetti, e l'altro delle fanciulle, gli uni e le altre spettanti a personaggi distinti che in un tuono lugubre cantavano degl'Inni in onore del morto. Dopo di ciò i Senatori ed i Cavalieri alzavano un'altra volta il Letto, e lo portavano fuori della Città nel Campo di Marte, ove era inalzata una piramide di legno d'un bel lavoro ed ornata di varie figure. Essa aveva quattro piani: il primo, che era quadro, formava una specie di stanza ripiena di materie combustibili, e coperta al difuori di drappo d'oro. Il secondo piano, simile al primo per la forma, sebbene men grande. e decorato di simili ornamenti, era aperto ne' quattro lati. Sopra di quello vi era il terzo più piccolo de' due primi, e finalmente un quarto più stretto ancora di tutti, e così andando sempre diminuendo ne risultava la forma d'un Obelisco.

Il Letto colla Statua era perciò visibile al secondo piano, ed era sparso di una gran quantità di fiori, di legno odorifero, e di aromi. I Cavalieri Romani correvano a cavallo intorno alla Piramide al suono d'istrumenti guerrieri. Dopo di essi venivan dei Carri, sopra i quali si vedevano delle persone mascherate, vestite di porpora, e rappresentanti i più illustri imperatori, ed i più famosi Generali dell'Impero.

In seguito l'Imperatore regnante con una fiaccola in mano dava fuoco al rogo, e dopo di esso i Consoli ed i Senatori in quel posto, che era loro indicato. Tutto era in fuoco ad un istante, e quindi si vedeva uscir dalle fiamme un'aquila, che slanciandosi in aria si perdeva tralle nubi, e spariva dagli occhi dei spettatori. Dopo di ciò si udiva una infinità di grida e di applausi per parte del popolaccio, che immaginavasi che quell'uccello portasse in Cielo l'anima di quello, di cui si era fatta l'Apoteosi.
Dizionario Tommaseo-Bellini del 1865-1879
Apoteosi - [T.] S. f. Dal gr. ̓Απὸ, e Θεός. Cerimonia solenne, per cui gli Imperatori romani erano ascritti al numero degli Dei. Salvin. Disc. 3. 55. Apoteosi, cioè… annumerazione tra gl'Iddii.

T. Riti, Cerimonie dell'apoteosi. – Medaglie dell'apoteosi. – Fare, Celebrare l'apoteosi.

T. Anche plur. Le splendide apoteosi dimostrano le tenebre e la miseria dell'anima umana. [Val.] Bart. Simb. 398. Nerone, intervenendo alla solennissima apoteosi…, prese a chiamare i funghi…

T. Non solo degli imperatori: L'apoteosi d'Ercole.

Montecucc. 1. 73. (Gh.) Via compendiosa per certo e di niuna fatica all'apoteosi, se l'appropriarsi quello d'altrui, e il rivestirsi gli abbigliamenti della deità, senza più a deificarsi bastasse.

T. Prudenzio intitola Apoteosi un Carme a Cristo Dio, impropriamente, ma per fare sensibile il contrapposto della vanità pagana, col vero della Persona divina.

2. Per estens. [Cors.] Bart. Uom. lett. 1. p. 70. Fatemi d'oro… sarò adorato come un dio: apoteosi cominciata ab antiquo fin dagli Ebrei colà nel deserto.

3. T. Fare l'apoteosi d'un uomo, Sforzarsi a esaltarne la grandezza. Non è, grazie a Dio, modo del ling. popolare.
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