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Informazioni utili online sulla parola italiana «pecora», il significato, curiosità, sillabazione, frasi di esempio, definizioni da cruciverba, definizioni storiche, rime, dizionario inverso. Cosa vuol dire.


Pecora

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Informazioni di base

La parola pecora è formata da sei lettere, tre vocali e tre consonanti. Divisione in sillabe: pè-co-ra. È un trisillabo sdrucciolo (accento sulla terzultima sillaba).

Frasi e testi di esempio

»» Vedi anche la pagina frasi con pecora per una lista di esempi.
Esempi d'uso
  • Il latte di pecora è molto più nutriente di quello vaccino!
  • Il formaggio di pecora ha un'ottimo sapore e si presta molto bene nella preparazione di svariate pietanze in cucina.
  • La pecora è un animale mite ma non molto intelligente.
Citazioni da opere letterarie
I promessi sposi di Alessandro Manzoni (1840): Lucia aveva subito chiesto da lavorare; e, come aveva fatto nel monastero, cuciva, cuciva, ritirata in una stanzina, lontano dagli occhi della gente. Agnese andava un po' fuori, un po' lavorava in compagnia della figlia. I loro discorsi eran tanto più tristi, quanto più affettuosi: tutt'e due eran preparate a una separazione; giacché la pecora non poteva tornare a star così vicino alla tana del lupo: e quando, quale, sarebbe il termine di questa separazione?

Elias Portolu di Grazia Deledda (1928): — Mio padre ha ragione, — pensava, — io sono un ometto di cacio fresco, una bestia, uno sciocco. Che bisogno c'è di pensare alle donne, e specialmente alla donna che non si deve guardare? Non si può vivere altrimenti? Uomini bisogna essere, uomini, leoni; ed io sono un agnello, una pecora matta. Ma cosa posso far io? Non mi sono fatto io così; se mi fossi fatto io, mi sarei fatto col cuore di pietra. Ma, chi sà, col tempo mi passerà questa pazzia.

Il nome della rosa di Umberto Eco (1980): Mentre mangiavo vidi in un angolo Salvatore, evidentemente riappacificatosi col cuciniere, che divorava con allegrezza un pasticcio di carne di pecora. Mangiava come non avesse mai mangiato in vita sua, non lasciando cadere neppure una briciola, e pareva rendesse grazie a Dio per quell'evento straordinario.
Proverbi
  • Chi pecora si fa, lupo se la mangia.
  • È meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora
  • Letame di cavallo non fa fallo, quello di bue fa quello che può, quello di pecora fa moltissimo.
Espressioni e Modi di Dire

Giochi di Parole

Giochi enigmistici, trasformazioni varie e curiosità. Vedi anche: Anagrammi per pecora
Definizioni da Cruciverba di cui è la soluzione
Definizioni da Cruciverba in cui è presente
»» Vedi tutte le definizioni
Cambi
Cambiando una lettera sola si possono ottenere le seguenti parole: decora, pecore, perora.
Cambiando entrambi gli estremi della parola si possono avere: decori, decoro, decorò, record.
Scarti
Scarti di lettere con resto non consecutivo: pera.
Zeppe (e aggiunte)
Aggiungendo una sola lettera si può avere: pecorai.
Parole con "pecora"
Iniziano con "pecora": pecorai, pecoraia, pecoraie, pecoraio, pecorame, pecorami, pecorari, pecoraro, pecoraggine, pecoraggini.
Finiscono con "pecora": cartapecora.
»» Vedi parole che contengono pecora per la lista completa
Parole contenute in "pecora"
eco, ora, cora. Contenute all'inverso: aro.
Incastri
Inserendo al suo interno eccì si ha PECORecciA.
Lucchetti
Usando "pecora" (*) si possono ottenere i seguenti risultati: copeco * = cora; * corali = peli; * corani = peni; * corano = peno; * coralli = pelli; * corazza = pezza; * corazze = pezze; * corazzi = pezzi; * corazzo = pezzo; * coraggio = peggio; * corallai = pellai; * corallaia = pellaia; * corallaie = pellaie; * corallaio = pellaio; * corazzata = pezzata; * corazzate = pezzate; * corazzati = pezzati; * corazzato = pezzato; idrope * = idrocora; * aoni = pecoroni; ...
Lucchetti Riflessi
Scartando le parti in comune (in coda e il riflesso in capo), "pecora" si può ottenere dalle seguenti coppie: pena/ancora.
Cerniere
Scartando le parti in comune (prima in capo e poi in coda), "pecora" si può ottenere dalle seguenti coppie: speco/ras.
Lucchetti Alterni
Scartando le parti in comune (in coda oppure in capo), "pecora" si può ottenere dalle seguenti coppie: peggio/coraggio, peli/corali, pellai/corallai, pellaia/corallaia, pellaie/corallaie, pellaio/corallaio, pelli/coralli, peni/corani, peno/corano, pezza/corazza, pezzata/corazzata, pezzate/corazzate, pezzati/corazzati, pezzato/corazzato, pezzatura/corazzatura, pezzature/corazzature, pezze/corazze, pezzi/corazzi, pezzo/corazzo.
Usando "pecora" (*) si possono ottenere i seguenti risultati: idrocora * = idrope; * aria = pecorari; * inia = pecorini.

Definizioni da Dizionari Storici

Vocabolario dei sinonimi della lingua italiana del 1884
Pecora, Pecoro, Pecorino, Pecoresco - La Pecora, nel proprio, è la femmina del Montone (Ovis Aries di Linneo), e non ha senso di biasimo nè di lode. Pecoro, sempre nel proprio, suona biasimo, dicendosi di pecora vecchia adoperata come cibo. - «Ma questo è pecoro bell'e buono! Altro che agnellino di latte!» - «In quell'osteria non trovò che un po' di pecoro da lasciarci dentro i denti e un vino da far morire, per la paura d'averlo a bere, un risuscitato.» - Nel traslato, d'animale mansueto, suol dirsi E' una pecora. - «Sul mio cavallo ci può montare anche un bambino: è proprio una pecora.» - D'animali soltanto pecora; d'uomini e Pecora e Pecoro, che ha l'accrescitivo Pecorone. Pecora di chi è timido o fiacco; Pecoro, di chi nella sua timidità o fiacchezza è sciocco e senza giudizio. - Pecorino vale Che appartiene alla pecora, Di pecora. - «Pelle - lana - cacio pecorino.» - Pecoresco, Che ha della pecora, sempre in mal senso. - «Stupidità - stoltezza - obbedienza pecoresca.» G. F. [immagine]
Dizionario Tommaseo-Bellini del 1865-1879
Pecora - S. f. (Zool.) [Bell.] Nome italiano della femmina dell'Ovis aries, Linn. V. MONTONE. Pl. neut. aureo Pecora e Pecudes in senso gen.

Bocc. Introd. (C) Perchè addivenne, che i buoi, gli asini e le pecore…, come meglio piaceva loro, se n'andavano. E nov. 3. g. 6. Vi voglio ricordare essere la natura de' motti cotale, che essi, come la pecora morde, deono così mordere l'uditore, e non come 'l cane. Dant. Purg. 53. Senza danno di pecore, o di biade. Dial. S. Greg. M. 3. 4. Pareva che rugghiasse come leone, e belasse come pecora, e ragghiasse come asino. Salvin. Annot. Tanc. Buonar. p. 546. col. 2. in fine. (Gh.) Diogene cinico i ricchi senza giudizio solea chiamare pecore co 'l vello d'oro.

Prov. Anche le pecore mordono, quando sono offese. Anche i mansueti, e da poco si risentono alle offese. Dat. Lepid. 52. (Man.) Ma finalmente anche le pecore mordono quando sono offese.

Prov. Le pecore mi mordono; e si dice di Colui che è offeso, o vinto da chi sa, e può molto meno di lui. Bellinc. Son. 174. (C) Ma se la caccia vogliono a un dare, Per insino alle pecore lo mordono.

[G.M.] Altro Prov. Pecora che bela, perde il boccone; di chi perde il tempo in chiacchere o in rammarichi inutili. Lo dicono anco di chi, a tavola, bada a mangiare senza far parole.

Prov. Chi pecora si fa, il lupo se la mangia. T. La mansuetudine non deve tralasciar la difesa del proprio diritto, segnatam. quando il diritto al dovere è ministro. Prov. Tosc. 246. Chi pecora si fa, lupo la mangia. = Salv. Granch. 1. 2. (C) Ma noi Veggiamo, che chi pecora si fa Il lupo se la mangia. [Cors.] S. Ant. Lett. 64. Dice agli ingiuriati: Chi si fa pecora, il lupo la divora. [Val.] Gozz. Serm. 1. Chi pecora si fa, la mangia il lupo.

Prov. Dar le pecore in guardia al lupo. Fidar cosa a chi sia avido della medesima. V. DARE IN GUARDIA.

Delle pecore annoverate mangia il lupo. T. Non basta prender cura leggermente una volta delle cose da custodire e difendere: bisogna vegliare e operare.

Prov. Levare le pecore dal Sole. Metter checchessia in sicuro, acciocchè l'essere troppo in vista non tenti l'altrui cupidigia. Lasc. Sibill. 1. 3. (C) Guarda un poco come io conobbi la mia nipote, che faceva all'amore con Ottavio, s'io ho saputo levare le pecore dal sole.

Una pecora marcia è atta a infettarne un branco; modo proverb. col quale si mostra doversi fuggire la pratica de' malvagi. Cecch. Dissim. 2. 2. (M.) T. Prov. Tosc. 66.

2. Fig. Conoscere le sue pecore. Essere informato de' costumi e delle qualità di colui o di coloro di cui si parla. T. Fr. Mes moutons. Oggidì più com. I miei polli. Fr. anche Mon monde, ital. La mia gente. = Car. Lett. Tomit. Lett. 13. p. 20. (Gh.) Ed io che conosco le pecore mie, gli ho concluso che me n'avvedrò se mi lascia tornare a servir la V. S.

3. Nel linguaggio ecclesiastico si dice fig. di un Cristiano relativamente al suo pastore. Car. Lett. 2. 223. (Man.) E l'incomodo credo che sia piuttosto delle sue pecore che di lei, immaginandomi che in Bologna stia comodissima. [Laz.] Coll. SS. PP. 16. 6. Per lo quale amore, per speziale segnacolo, Cristo volle che fosse conosciuta la mandria delle sue pecore in questo mondo.

4. [Camp.] Per Eletto di Dio. Bib. Salm. 78. Ma noi, che siamo tuo populo e pecore della tua pastura (oves pascuae tuae), si ti confesseremo sempre.

5. Pecora fig. per Scimunito, Sciocco. Cecch. Mogl. 3. 2. (M.) Se fussino in me, e farebbono come fo io; e se non lo fussino, sarebbono pecore. Lasc. Lez. Nicod. 5. (Man.) S'io non credessi che il poeta non mi tenesse una pecora…, io mi metterei…

6. [Cont.] † Carta di pecora. Fatta con la pelle degli animali ovini. Breve Orafi San. I. 27. Tutti e' capomaestri dell'arte degli oraft sieno messi in uno bossolo, scritti per nome e per sopranome in carta di pecora. Stat. Sen. Montag. I. 43. Quelli capitoli che a loro parràe, sieno tenuti di fare scrivare in carte di bambagia o vero in carte di pecora.

[Cont.] Dicesi anche Carta pecora. G. G. N. sci. XIII. 172. Carta pecora zannata e lustra al possibile. Stat. Merc. Siena, I. 32. Le medesime sentenze scrivere al libro di carta pecora, che per tal conto è nella casa ordinato.

7. (Mar.) Pecore chiamano i marinari Quelle onde bianche spumose sparse qua e là nel mare allorchè è in agitazione. Morg. (C) E 'l mar pur rugghia e i dalfin si vedieno, Ch'alcun talvolta la schiena mostrava; E tutto il prato di pecore è pieno.

[T.] Nel pr. [Camp.] Bibb. Jer. 31. Lo grano,… lo vino… l'oglio, le figliate (foetus) delle pecore e degli armenti. T. Marchett. Lucr. 2. 92. Pecore lanose. Prov. Tosc. 343. Pecora cornuta, vacca panciuta, mai non la muta. – Anco della carne. Mangiar della pecora. – È pecora.

II. Contrapp. a Lupo, sovente fig. o simbolico. T. Vang. Vengono a voi in vestimenti di pecore; e dentro son lupi rapaci. Prov. Tosc. 122. Se il lupo sapesse come sta la pecora, guai a lei. (provvidamente la vera condizione de' deboli e le debolezze degli innocenti rimangono ignorate alla malizia e cupidigia de' tristi). E 72. Non tutte le pecore sono per il lupo. E 256. Piuttosto pecora giusta che lupo grasso (prosperità pericolose o infami o abborrite). E 70. La morte de' lupi è la salute delle pecore. (Non sempre. Anche morti più lupi, ne basta uno alla morte di pecore molte. E può la pecora essere scabbiosa, marcia, perire ne' burroni, smarrirsi.)

III. In rispetto al pastore. Altri modi fig. e simbolici. T. Prov. Tosc. 105. Senza il pastore non va la pecora. Vang. Erano siccome pecore non aventi pastore (G. C. si commove sulla condizione mor. e civ. del pop.). E: Le separerà come il pastore segrega le pecore da' capri (il giudizio supremo). La Chiesa: Tra le pecore assegnatemi luogo; e da' capri sequestratemi, collocandomi dalla parte diritta. – Segnatam. in plur., Le anime commesse o al Redentore o ai Ministri di Dio. Vang. Conoscono me le pecore mie. (O Pietro pasci i miei agnelli, pasci le pecore mie).

T. D'ordine relig. rispetto al suo fondatore o guardiano. D. 3. 11. E quanto le sue pecore, rimote E vagabonde più da esso, vanno, Più tornano all'ovil di latte vuote. Ben son di quelle che temono il danno, E stringonsi al pastor…

IV. Altre fig. T. Prov. Tosc. 127. Pecora mal guardata, da ogni agnello è poppata. E 254 Uomo senza roba è una pecora senza lana. E 109. È meglio dar la lana che la pecora (non si privare di quello che può fornire nuovi emolumenti o compensi).

[A. Cont.] Pecora segnata, pers. nota in male, notata dalla polizia o da qualsivoglia potestà, anche da un partito, e generalm. da pers. non amiche. È modo preso dalle pecoore che si segnano per qualche fine.

T. Pecore da macello, Uomini deboli di cui fa poco conto chi da' loro pericoli spera a sè scampo e utile e vanto.

V. Dispr. Idea di poco valore, per effetto di poca mente. T. D. 1. 32. Oh sovra tutte mal creata plebe… Me' foste stati qui pecore o zebe! (la ragione abusaste a perder voi stessi). E 3. 5. Siate, Cristiani, a muovervi più gravi… Avete il vecchio e il nuovo Testamento, E il pastor della Chiesa che vi guida: Questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, Uomini siate e non pecore matte, Sì che il Giudeo tra voi di voi non rida. Così 1. 26. Fatti non foste a viver come bruti, Ma per seguir virtute e conoscenza.

D'ignorante goffo. [Cors.] Fir. Trin. 2. 3. Io non so quel che se ne vide chi dottorò questa pecora.

VI. Di timidità e di fiacchezza che non è mansuetudine. T. Prov. Tosc. 122. Tal pare Orlando che poi è una pecora. E 70. Morso di pecora non passa mai la pelle.

T. Chi segue l'altrui cenno senza merito d'ubbidienza, chi fuor di ragione impaurisce, È una pecora. – Popoli inviliti, come branchi di pecore. – Ci avete presi per tante pecore? – Gli uomini non sono pecore.

T. D'ogni animale mansueto. Cavalli che paiono pecore. Può non essere dispr., ma dire agevolezza di bestia mansuefatta.

VII. A modo d'agg., nel senso de' due preced. T. Scolari pecore. – Deputati pecore.

VIII. Alla porta delle carceri di Firenze era in rilievo l'immagine d'una pecora. Quindi [Cors.] † Fir. Trin. 3. 5. Se costui andasse in pecora, io crederei colar questa campana a nostro proposito. T. Forse anco equivoco con Entrare in un pecoreccio.
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